Gerard Depardieu «Lecce, patrimonio dell’umanità»
Fracassando bottiglie e depositandone il contenuto, dopo qualche ora di allegra metabolizzazione, tra le colonne del porticato del Convitto Palmieri: “Una follia. Lecce è una città bellissima e molto curata, non merita questo”, esordisce Depardieu con veemenza tutta gallica, affondato in una poltrona di Palazzo Cezzi, a Lecce, dove è ospite di Fernando e Gabriella Cezzi con la compagna Clementine. E mentre racconta nel suo improbabile italiano sciacquato nella Senna la sua opinione sui problemi della movida locale, lo rivedi mentalmente nei panni di Porthos, Cyrano de Bergerac, Obelix e tutta la straordinaria varietà di personaggi interpretati in decenni di carriera cinematografica.
L’anno scorso, appena sbarcato a Lecce, le rimostranze per la cena da 370 euro; ora la movida rumorosa.
Però non demorde, monsieur Depardieu, Lecce le piace e ci sta ottimamente, insomma.
«Tutta l’Italia mi piace. Mi piace Pantelleria, dove ho fatto pure il vino passito, mi piace la Sicilia e la sua gente, e ora mi piace questa terra, perché ha tre mari e mi consente di andare a visitare posti sconosciuti come l’Albania, il Montenegro, la Grecia… Ma amo di più l’Italia, con tutta questa storia, questa cultura… Anche la Francia, per carità, si distingue, ma qui in Italia è un’altra cosa. E i paesaggi salentini mi prendono moltissimo: gli ulivi, e poi Acaya, e poi la gente che lavora la terra… mi piace tutto, da impazzire. Sono andato vicino Nardò a vedere come lavorano certi artigiani, con quale velocità, e sono rimasto strabiliato. Insomma, sono qui perché adoro ogni cosa, questo palazzo e i miei amici Fernando e Gabriella, persone di grande cultura e grande cuore che amano e rispettano il prossimo, come me». [...]


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